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Apertura call for paper – Sali sul palco del Codemotion!

Programmare è un’arte e occorre una grande esperienza per creare codice di qualità. Sbaglia chi pensa che sviluppare software sia un’attività meccanica, sempre uguale, senza stimoli o fantasia.

Fino al 3 febbraio 2012 sarà possibile inviare le proprie proposte di talk per partecipare come relatori al programma della seconda edizione del Codemotion Roma, l’evento aperto a tutti i linguaggi e tecnologie.

La seconda edizione del Codemotion sarà il 23 e 24 marzo 2012 con due importanti novità: il prolungamento delle attività da uno a due giorni e la contemporaneità dell’evento sia a Roma che Madrid.

La selezione delle proposte per il Codemotion Roma, pervenute tramite l’apposito modulo sul sito dell’evento, avverrà con una valutazione a cura dei rappresentanti delle community ufficiali italiane, legate ai diversi linguaggi e allo sviluppo del software, che collaborano con il Codemotion Roma. Le proposte selezionate saranno rese pubbliche nel mese di febbraio e verranno inserite nel programma ufficiale del Codemotion.

Il Codemotion Roma si terrà il 23 e 24  marzo 2012.
L’ingresso all’evento è come sempre gratuito.
Per ogni informazione: http://www.codemotion.it

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User Experience: 1, 2, 3, 4, 5 punti fermi

Oggi si parla molto di User Experience e User Experience Design. Un po’ come è accaduto anni fa con l’usabilità, o l’accessibilità, il termine è diventato di moda e si è diffuso (o viceversa, non lo so).

Mi fa piacere che se ne parli: spero che questo aiuti a capire il contributo che può dare alla riuscita di un progetto.

Mi sembra però che a volte l’approccio alla UX sia riduttivo e un po’ approsimativo (e a volte decisamente fuffoso), per cui ho pensato di condividere alcuni concetti che per me sono punti fermi e che cerco sempre di tenere ben presenti. Li elenco.

1) La User Experience è dello user

Non del designer, non del programmatore, non del cliente, non del capo. Non del sito, non del codice (html, css, flash o javascript), non della grafica. L’esperienza la fa l’utente.

2) La User Experience è un prodotto dell’interazione

La user experience emerge dall’uso di uno strumento in un contesto sociale, lavorativo, storico ed è soggettiva.

3) La User Experience è dinamica

Con il tempo le cose cambiano. Le persone si abituano. Imparano. Si annoiano. Dimenticano. Hanno relazioni più o meno stabili e un umore variabile. Intorno a loro c’è movimento. In questo contesto usano i nostri strumenti, ma noi non possiamo concentrarci solo su questi.

4) La “Experience” è complessa

Vogliamo che l’esperienza sia soddisfacente. Va bene. Tuttavia, in termini operativi, dobbiamo spingere la comprensione oltre.

Non credo si voglia ottenere la stessa esperienza, per tutti i prodotti, per tutti gli utenti, in tutte le situazioni.

Dobbiamo poter capire se e in che misura abbiamo ottenuto l’effetto desiderato: dobbiamo poter agire per migliorare le cose. Quindi l’esperienza desiderata va definita, come vanno definiti i risultati che deve portare.

5) La User Experience ha delle attività peculiari

Non si può fare User Experience se non si svolgono attività dedicate.

Leggete l’articolo “You are not a user experience designer if…” di Whitney Hess: dice esattamente cosa uno User Experience Designer dovrebbe fare per meritarsi il titolo.

Per finire

Non so che “experience” state provando.

Forse siete d’accordo con quello che ho scritto e lo trovate interessante.

Forse non vi ha fatto nè caldo nè freddo.

Forse vi ha irritato.

Forse vi ho lasciato perplessi e forse col tempo rivedrete il vostro giudizio (in meglio o in peggio).

Qualunque sia la vostra reazione, vorrei provaste a pensare in che misura la attribute all’articolo o al contesto e al periodo che state passando. Qual è il risultato?

Quote
"Value — UX is at a maturity stage where value is expected and increasingly measured."

— Colin McFarland. http://www.quora.com/User-Experience/What-are-the-5-most-important-emerging-user-experience-themes-right-now

Tags: ux value
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_____ Experience Design

Quanto è importante conoscere e comprendere gli utenti? Penso molto. Per me è fondamentale. Dovrebbe esserlo anche per i vostri progetti.

Ma provate a rispondere, sinceramente, a queste domande (io me le sono fatte: le risposte, mediamente, non mi hanno soddisfatto):

  • Li conoscete? Cosa sapete dei loro reali bisogni? Delle loro motivazioni? Delle loro abitudini?
  • Quali attività dedicate loro? Di che tipo? Ricerca? Analisi? Test?
  • Quanto tempo li ascoltate? Come?
  • Quando trovate lo spazio per farlo? Ogni tanto, o in maniera costante?

Per le cose importanti, a cui teniamo davvero, siamo capaci di trovare risorse, tempo e spazio, e li difendiamo con i denti.

Se, per conoscere gli utenti, non lo facciamo, significa semplicemente che le nostre priorità sono altre.

Cosa plausibile, accettabile, comprensibile, ma non per questo meno vera.
In termini assoluti, niente di male, intendiamoci.

Tuttavia, se si parla di User Experience Design e gli utenti restano all’angolo, qualcosa non torna.

Togliamo gli utenti… chi occupa il loro posto?

____ Experience Design.

Tags: ux user research
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Comprensione, esperienza e sviluppo

“Anybody can collect data. The rare and valuable skill is to collect understandingMark Hurst

Per chiunque vuole crescere, innovare e produrre valore, la comprensione è fondamentale. Dà il potere di muoversi, consapevolmente, nel modo adeguato.

Purtroppo non sempre ci si attrezza per capire. Sinceramente, mi chiedo perché.

Esiste il metodo

Niente di complicato. Fate, Osservate, Pensate. Capite. Almeno un po’. Ricominciate. Capirete di più. Man mano costruirete un bel capitale di esperienza. Il progresso non sarà necessariamente lineare. Gli errori si fanno, tutto sta a farne tesoro.

Attenzione a un paio di cose:

  1. se saltate anche una sola delle tre attività, siete nei guai. Dovete fare, osservare e pensare. Toglietene una e il gioco si rompe. Provate, facilmente riconoscerete delle impasse in cui vi siete trovati;
  2. potete iniziare dove volete. Iniziate osservando (IMHO, preferibile), o pensando (ma non troppo: le ipotesi sono ipotesi, vanno verificate), oppure facendo. Poi però siate diligenti,  rispettate l’ordine: cambiando l’ordine dei fattori il risultato, in questi casi, cambia (in peggio).

Esistono i dati

Ovunque vi siate posizionati, potete raccogliere informazioni. Avete un sito? Siete su Facebook? Twitter? Linked-in? Youtube? Ci sono dati a volontà. Quantitativi e qualitativi.

Potete mettervi in ascolto. Potete chiedere. Rispondere. Stimolare. Coinvolgere. Potete dialogare.

“Anybody can collect data”, ma, purtroppo, non tutti lo fanno.

Esistono gli strumenti

Alcuni esempi:

  • Con Google Analtics potete sapere tutto (o quasi) sul comportamento degli utenti sul vostro sito;
  • Con AdWords (e/o Analytics) potete misurare i risultati che le campagne pubblicitarie portano;
  • Con ClickTale o CrazyEgg potete vedere, pagina per pagina, dove gli utenti guardano e cliccano, oppure quanto in profondità scrollano;
  • Con AddThis potete avere un indice quante volte un vostro contenuto è stato condiviso e su quali social network;
  • Provate Klout e avrete un indicatore del vostro potere in quanto “influencer”;
  • Dovete analizzare dei dati qualitativi? Provate Reframer.
  • Volete dei feedback dagli utenti? Che ne dite di Get Satisfaction?
  • Test di usabilità? Ci sono mille possibilità.

Non occorre usare tutto, non da subito. Molti dei servizi che ho segnalato li devo ancora provare. Però almeno una installazione di Google Analytics (anche elementare, ma fatta con coscienza), io la pretenderei sempre. Apre veramente l’orizzonte.

Metodo, dati e strumenti non bastano

La materia prima c’è, ma bisogna usarla a dovere: per farlo servono risorse.

Serve tempo: non dei ritagli, non marginale, ma uno spazio di qualità, da difendere dagli imprevisti e dalle false urgenze.

Serve ritmo, per dare continuità alla crescita. Serve pazienza, perchè la comprensione deve maturare.

Servono competenze. Se non ci sono, vanno costruite.

Serve onestà: nell’attribuirsi gli errori (i nostri, sono già sufficienti), nel rinoscere un fallimento, nell’ammettere le proprie paure e i piccoli (o grandi) egoismi.

Serve costanza, dedizione e determinazione, sopratutto nella noiosa e ripetitiva attività quotidiana.

Conclusioni

Perché non accontentarsi? Perché non fermarsi e vivacchiare?

Abbiamo tutti un area di comfort che ci siamo costruiti, in cui ci muoviamo a nostro agio. Perché uscirne? Perchè scomodarsi?

Sta ad ognuno trovare la risposta e scegliere. Se una persona sta bene come e dove è, non è obbligata a muoversi, attrezzarsi e mettersi in gioco. Non l’ha ordinato il dottore, nè, nella maggior parte dei casi, si tratta di vita o di morte.

Però, se avete un progetto, uno scopo, e ci tenete veramente, per raggiungerlo non vedo tante alternative. Dovete crescere, e, per crescere, capire.

Quote
"It’s not about deliverables. It’s about results."

— “The Big Think: Breaking The Deliverables Habit”
by Robert Hoekman Jr

(Fonte: uxdesign.smashingmagazine.com)

Quote
"Innovation is largely a word used to describe the scale of the effect on an idea, rather than the idea itself. And since no inventor controls the effect their idea has on the world, innovation is frequently a term than lands on ideas/products after they’re been released into the world, rather than before."

— scottberkun.com/blog/2011/innovation-vs-improvement/